Aristotele sostiene che ciò che ci interessa, in filosofia morale, non è conoscere l’aretè, ma diventare agathoi, diventare persone valide. Se il bene si predica delle cose, allora esso non è qualcosa di comune secondo un’unica idea: si parla di bene solo per analogia, propriamente si può parlare solo dei beni. Alcuni fini possono essere perseguiti in se stessi, altri come strumenti in vista di altri fini. Tuttavia c’è un fine da cui tutti gli altri dipendono: l’eudaimonìa. Secondo Aristotele, l’eudaimonìa è un’attività dell’anima in accordo con l’eccellenza, con l’aretè, quindi l’eudaimonìa consisterà nell’esercitare le funzioni razionali secondo l’eccellenza. Aristotele distingue due gruppi di aretài: 1) etiche, che concernono l’uso della ragione nella vita pratica, 2) dianoetiche, che concernono l’uso della ragione in sè. Le etiche consistono nel mezzo tra gli estremi comportamentali, le dianoetiche sono: la saggezza, ovvero l’aretè dianoetica che attua le aretài etiche; la techne, cioè l’arte di produrre oggetti; la scienza, cioè la capacità di svolgere le dimostrazioni in modo corretto; l’intelletto, cioè la capacità di cogliere i principi primi; e la sapienza, che risulta dalla connessione di scienza e intelletto. L’attività propria del sapiente è la theoria: la sua vita sarà, pertanto, la vita teoretica (in questo per Aristotele consiste l’eudaimonìa umana). Nella separazione di saggezza e sapienza appare sciolto il nesso socratico e platonico tra conoscenza dell’universale e sapere pratico.
L'argomento del terzo uomo è una critica che Aristotele muove a Platone; ma lo stesso Platone si era occupato dello stesso nel Parmenide. Se l'idea dell'uomo è l'uomo per eccellenza, come possiamo pensare che gli uomini sensibili siano sue copie? Se fosse così i vari uomini sensibili dovrebbero avere qualcosa in comune con questa idea. Questo elemento in comune è appunto il terzo uomo cioè ciò che l'idea di uomo e l'uomo sensibile (cioè realmente esistente) hanno in comune. Ma come si può dire che l'idea universale ha in comune qualcosa con l'uomo sensibile e qualcosa con questo terzo uomo? Solo indicando un altro "quarto" uomo che abbia qualcosa in comune sia con l'idea universale, con l'uomo sensibile e con il terzo uomo. Così si può andare avanti all'infinito!! Dunque la teoria delle idee che nasce per dare un fondamento unitario al molteplice produce invece l'opposto. Parmenide è l'interlocutore del dialogo co...
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