Aristotele sostiene che ciò che ci interessa, in filosofia morale, non è conoscere l’aretè, ma diventare agathoi, diventare persone valide. Se il bene si predica delle cose, allora esso non è qualcosa di comune secondo un’unica idea: si parla di bene solo per analogia, propriamente si può parlare solo dei beni. Alcuni fini possono essere perseguiti in se stessi, altri come strumenti in vista di altri fini. Tuttavia c’è un fine da cui tutti gli altri dipendono: l’eudaimonìa. Secondo Aristotele, l’eudaimonìa è un’attività dell’anima in accordo con l’eccellenza, con l’aretè, quindi l’eudaimonìa consisterà nell’esercitare le funzioni razionali secondo l’eccellenza. Aristotele distingue due gruppi di aretài: 1) etiche, che concernono l’uso della ragione nella vita pratica, 2) dianoetiche, che concernono l’uso della ragione in sè. Le etiche consistono nel mezzo tra gli estremi comportamentali, le dianoetiche sono: la saggezza, ovvero l’aretè dianoetica che attua le aretài etiche; la techne, cioè l’arte di produrre oggetti; la scienza, cioè la capacità di svolgere le dimostrazioni in modo corretto; l’intelletto, cioè la capacità di cogliere i principi primi; e la sapienza, che risulta dalla connessione di scienza e intelletto. L’attività propria del sapiente è la theoria: la sua vita sarà, pertanto, la vita teoretica (in questo per Aristotele consiste l’eudaimonìa umana). Nella separazione di saggezza e sapienza appare sciolto il nesso socratico e platonico tra conoscenza dell’universale e sapere pratico.
Nel Fedro compare Il mito della biga alata un dialogo massimamente dedicato all' Immortalità dell'anima illustra l'incarnazione. L'anima è raffigurata come un cocchio su cui si trova un auriga che governa una coppia di cavalli alati. L'anima viene guidata al seguito degli dei, nella regione che è la sede dell'essere, cioè della vera sostanza (ousia). Tale sostanza non è altro che il mondo delle idee, descritto come un'essenza contemplabile solo dall'intelletto. Ogni anima vuole attingere ciò che le è proprio, contemplando la verità, di cui si nutre e gode. I due cavalli sono in perenne conflitto tra loro in quanto uno, il cavallo bianco, è buono e di razza l'altro, il cavallo nero, no: il primo è simbolo delle energie psichiche, della forza d'animo e tende a rimanere nel mondo delle idee; il secondo è simbolo dei desideri e cerca di spingere l'auriga verso il mondo sensibile, verso l'incarnazione. L'auriga è simbolo della ragi...
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