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SOCRATE

La vita di Socrate si svolge nel periodo della maggior potenza ateniese ma anche nel periodo del suo declino. Egli nasce nel 469 a.C. che segna per i Greci la vittoria definitiva sui Persiani e muore nel 404 a.C. si riferisce a quando all'età dell'oro di Pericle seguirà, la vittoria spartana, l'avvento del governo dei Trenta Tiranni.

Con il passare del tempo Socrate maturò la convinzione che fosse inutile studiare l’archè, poiché è un problema lontano e di poca utilità. Socrate fece proprio il motto dell’oracolo di Delfi che recita “conosci te stesso”. Il vero problema è conoscere sé stesso, non tanto le origini del mondo. Un amico di Socrate, di nome Cherofonte, un giorno si recò all’oracolo di Delfi per chiedere chi fosse la persona più sapiente di Atene e questo rispose che era Socrate. L’uomo allora corse dall’amico e gli comunicò il responso dell’oracolo, lasciandolo molto perplesso. Infatti il giovane Socrate non si riteneva tale perché pensava che ci fossero in città politici molto più sapienti di lui. Allora, cercando una giustificazione alla questione, giunse alla conclusione che lui era l’uomo più sapiente perché sapeva di non sapere. Sapere di non sapere è, pensava Socrate, l’essenza del sapere perché ti spinge a cercare di sapere e a colmare in qualche modo la mancanza del sapere. Questo tema è la cosiddetta ignoranza socratica. Socrate si fissò l’obiettivo di rendere consapevoli i suoi concittadini della necessità di usare la ragione attraverso il dialogo e il confronto diretto. Socrate non aveva niente da dire ai suoi interlocutori, ma il suo unico scopo era portarli alla riflessione personale e razionale. Criticò molto i sofisti, ma al tempo stesso vi erano molti punti di contatto tra di loro:
- la critica della filosofia precedente; - condividono uno spirito polemico;
- attribuiscono grande valore al linguaggio.
Socrate fece uso della dialettica e la sviluppò ulteriormente. Non era invece interessato alla retorica perché non voleva convincere o illudere nessuno. Criticò duramente anche l’assoluto relativismo dei sofisti perché riteneva che esisteva una verità condivisa alla luce della ragione.

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