Pitagora si stabilì a Crotone dopo l'invasione dei Persiani, allora una delle città più splendenti e potenti della magna Grecia. La vi fondò la prima vera e proprio scuola filosofica: la fratellanza pitagorica, essa poteva essere paragonata ad una comunità filosofica, religiosa e politica i cui membri conducevano una vita normale e venivano iniziati.
Pitagora era venerato dei suoi seguaci e la sua figura è avvolta da un velo di mistero.
molti caratteri della sua scuola fanno pensare ad una setta religiosa in quanto venivano seguite regole severe e veniva praticata la comunione dei beni.
Era una scuola con elementi di nota modernità in quanto le donne non erano escluse dallo studio ma ben accette.
Le dottrine fondamentali dei Pitagorici sono, quella del numero e quella dell'anima.
LA DOTTRINA DELL'ANIMA
Pitagora a differenza dei suoi predecessori non si sofferma tanto sulle cause naturali ma sulla possibilità di purificare l'anima, concepita con divina e immortale imprigionata nel corpo per colpa originaria. Gli orfici ritenevano che l'anima, dopo la morte, fosse destinata a rincarnarsi fino all'espiazione delle proprie colpe. Secondo loro però era possibile interrompere il ciclo delle rinascite attraverso riti / pratiche di purificazione, permettendo così all'anima di tronare più velocemente dagli dei.
Questa dottrina nasce grazie al mito di Orfeo e Euridice nel quale si narra che lui per amore di lei scese negli inferi per riportarla nel modo dei vivi.
Pitagora studia infatti i mezzi per ottenere la liberazione dell'anima, egli individua questi strumenti della prassi di vita ascetica, che implica l'obbedienza assoluta da certi comportamenti e l'esercizio della filosofia, la via per la salvezza che passa attraverso la ricerca e la conoscenza.
LA DOTTRINA DEL NUMERO
I Pitagorici contemplando la volta celeste restarono ammaliati dal moto regolare e ordinato degli astri, governati dalla legge del numero. Così come nella musica (gli accordi sono rapporti matematici),o il susseguirsi delle stagioni, mesi, o giorni. sulla base di questi studi i Pitagorici arrivano ad affermare che la vera sostanza delle cose non risiede nell'acqua o nell'aria ma nel numero. questa intuizione è alle fondamenta della scienza moderna, la natura puo' essere misurabile perciò rappresentarla e conoscerla in modo oggettivo.
IL NUMERO COME PRINICIPIO COSTITUTIVO DELLA REALTÁ
I Pitagorici consideravano i numeri come il principio generatore o archè di tutte le cose. Il loro rapporto con la matematica non è puramente metodologico, come è per noi, ma anche ontologico: per loro non si tratta di studiare solo i numeri, ma anche la realtà. Non potendo fare l'uso effettivo della matematica a causa della mancanza degli strumenti concettuali e materiali,finirono per provare a cogliere delle somiglianze tra le caratteristiche dei numeri e quelle della realtà. Per esempio, arrivarono a dire che il numero due corrispondeva al genere femminile, il tre al maschile, il cinque al matrimonio (3+2 = 5). Il quattro ed il nove corrispondevano invece alla giustizia in quanto erano i primi numeri quadrati e suggeriscono l'idea di ordine.
I Pitagorici rappresentavano l'unità con un punto dotato di espansione spaziale, identificando aritmetica e geometria: una figura geometrica corrispondeva ad un numero e un numero ad una figura geometrica.
l'unità-punto si posso generare numeri e corpi fisici:
Pitagora era venerato dei suoi seguaci e la sua figura è avvolta da un velo di mistero.
molti caratteri della sua scuola fanno pensare ad una setta religiosa in quanto venivano seguite regole severe e veniva praticata la comunione dei beni.
Era una scuola con elementi di nota modernità in quanto le donne non erano escluse dallo studio ma ben accette.
Le dottrine fondamentali dei Pitagorici sono, quella del numero e quella dell'anima.
LA DOTTRINA DELL'ANIMA
Pitagora a differenza dei suoi predecessori non si sofferma tanto sulle cause naturali ma sulla possibilità di purificare l'anima, concepita con divina e immortale imprigionata nel corpo per colpa originaria. Gli orfici ritenevano che l'anima, dopo la morte, fosse destinata a rincarnarsi fino all'espiazione delle proprie colpe. Secondo loro però era possibile interrompere il ciclo delle rinascite attraverso riti / pratiche di purificazione, permettendo così all'anima di tronare più velocemente dagli dei.
Questa dottrina nasce grazie al mito di Orfeo e Euridice nel quale si narra che lui per amore di lei scese negli inferi per riportarla nel modo dei vivi.
Pitagora studia infatti i mezzi per ottenere la liberazione dell'anima, egli individua questi strumenti della prassi di vita ascetica, che implica l'obbedienza assoluta da certi comportamenti e l'esercizio della filosofia, la via per la salvezza che passa attraverso la ricerca e la conoscenza.
LA DOTTRINA DEL NUMERO
I Pitagorici contemplando la volta celeste restarono ammaliati dal moto regolare e ordinato degli astri, governati dalla legge del numero. Così come nella musica (gli accordi sono rapporti matematici),o il susseguirsi delle stagioni, mesi, o giorni. sulla base di questi studi i Pitagorici arrivano ad affermare che la vera sostanza delle cose non risiede nell'acqua o nell'aria ma nel numero. questa intuizione è alle fondamenta della scienza moderna, la natura puo' essere misurabile perciò rappresentarla e conoscerla in modo oggettivo.
IL NUMERO COME PRINICIPIO COSTITUTIVO DELLA REALTÁ
I Pitagorici consideravano i numeri come il principio generatore o archè di tutte le cose. Il loro rapporto con la matematica non è puramente metodologico, come è per noi, ma anche ontologico: per loro non si tratta di studiare solo i numeri, ma anche la realtà. Non potendo fare l'uso effettivo della matematica a causa della mancanza degli strumenti concettuali e materiali,finirono per provare a cogliere delle somiglianze tra le caratteristiche dei numeri e quelle della realtà. Per esempio, arrivarono a dire che il numero due corrispondeva al genere femminile, il tre al maschile, il cinque al matrimonio (3+2 = 5). Il quattro ed il nove corrispondevano invece alla giustizia in quanto erano i primi numeri quadrati e suggeriscono l'idea di ordine.
I Pitagorici rappresentavano l'unità con un punto dotato di espansione spaziale, identificando aritmetica e geometria: una figura geometrica corrispondeva ad un numero e un numero ad una figura geometrica.
l'unità-punto si posso generare numeri e corpi fisici:
Sostenevano che i numeri pari fossero simbolo di imperfezione, disordine, caos in quanto entità illimitata, mentre il numero dispari rappresentava la perfezione il bene forma e la proporzione in quanto entità limitata.
Per i Pitagorici il numero 10 era il numero perfetto: raffigurato con il numero 4, esso contiene sia numeri pari che dispari. Detto tetractys, su di esso i pitagorici erano soliti fare il giuramento alla congrega.


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